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La donna aveva sporto denuncia alla polizia

Si erano conosciuti in un bar, sembrava amore ma poco dopo la relazione si è rivelata un inferno. La donna, 46 anni, anconetana, si è trasferita da lui, suo coetaneo, di Ancona. Da lì è iniziata una convivenza fatta di controllo, insulti e violenze finita con la diffusione di foto intime di lei sui social e su una chat della palestra. Da settembre 2021 ad aprile 2022, stando all’accusa, la vittima sarebbe stata umiliata e percossa. Un atteggiamento di prevaricazioni a cui la donna non riusciva a sottostare. Poi ha denunciato e l’ex è finito sotto processo. La giudice Martina Marinangeli ha condannato il 46enne a 3 anni e 4 mesi di reclusione per maltrattamenti in famiglia, accesso abusivo a sistema informatico e revenge porn (diffusione di immagini sessualmente esplicite) ai danni dell’ex convivente. Dovrà pagarle anche una provvisionale, subito esecutiva, di 5mila euro. La vittima era parte civile con l’avvocato Emanuele Censori dello studio Leonardi. Le contestazioni raccontano una escalation di episodi. A Natale 2021 l’avrebbe percossa e insultata: "Non sei abbastanza donna". Calci e spintoni. A gennaio 2022 l’avrebbe buttata fuori di casa e tolto le chiavi. Per rientrare doveva chiedere il permesso. Lei aspettava in auto. A febbraio l’avrebbe fatta dormire per terra, sul tappeto. Poi le avrebbe torto un braccio e minacciato di morte i suoi familiari. Il punto più basso a marzo 2022: accesso al suo account Facebook, foto intime postate online e fotomontaggi creati ad arte. Poi denigrazioni sessuali. Ad aprile 2022 l’uomo le avrebbe rotto un manico di scopa sulla schiena e afferrata per la gola. Sulle chat ha diffuso una ventina di foto sessualmente esplicite. Una è arrivata anche al fratello, altre nella chat della palestra. "Non vali niente, sei immondizia, prostituta, fai ribrezzo, sei imbarazzante, zingara, non hai nulla da fare se non il tuo corpo, sei feccia". Questi alcuni dei messaggi che le inviava. La denuncia è arrivata a fine aprile 2022, dopo una serata all’Aspio. Lui le aveva messo le mani al collo. Lei si è liberata ed è tornata dalla madre. Poi ha scoperto che lui entrava nei suoi social e la controllava. Era andata dalla polizia che a maggio 2022 aveva poi disposto sull’uomo il divieto di avvicinamento e di comunicazione alla donna. L’imputato, difeso dall’avvocato Roberto Regni, ha sempre negato le accuse. I racconti sarebbero stati frutto della fantasia ed esagerazioni della 46enne, nessun maltrattamento solo un rapporto di coppia arrivato al capolinea.