Carbonia.07 luglio 2026 alle 00:48Trentasette anni fa il ritrovamento del corpo in un pozzo di Punt’e Trettu

Folla, ieri sera, all’arena del teatro Centrale di Carbonia, per assistere alla proiezione di un cortometraggio che rievoca gli anni in cui la città fu stravolta dalla notizia terribile della morte di Gisella Orrù. Proprio oggi ricorre un triste anniversario: il 7 luglio del 1989 era stato ritrovato il cadavere di una donna in un pozzo di Punt’e Trettu e gli accertamenti avevano permesso di appurare che si trattava proprio del corpo della studentessa, quasi sedicenne, che mancava da nove giorni dalla casa della nonna. Trentasette anni dopo, nonostante due persone siano state condannate per quel delitto, la ferita resta aperta, perché non tutti credono alla ricostruzione emersa dalla sentenza. La folla di ieri alla proiezione del cortometraggio “Stelle nel Pozzo”, scritto e diretto da Paolo Carboni, replicata due volte per accontentare un pubblico immenso, mostra quanto sia ancora forte la sete di risposte per una vicenda sulla quale la parola fine forse deve ancora essere scritta.

Il periodo

Come ha raccontato il corto che il Centro servizi culturali della Società Umanitaria di Carbonia ha voluto proporre alla popolazione in collaborazione con la casa di produzione Areavisuale Film e il Comune, la fine degli anni ’80 fu per la città mineraria un periodo molto complicato e il delitto di Gisella Orrù (e altre terribili vicende) concretizzò con una violenza inaudita quella che fino a quel momento tutti vivevano come una situazione di malessere non bene identificato. Un malessere che le protagoniste del film vivono nel modo più drammatico, lo stesso vissuto da tante coetanee di Gisella, come quella che scrisse una lettera carica di paura a L’Unione Sarda dopo il ritrovamento del corpo: «Ho paura di finire come Gisella. – scrisse – Anche io come lei sono cascata fra gente che mi tiene saldamente in pugno. Ho la possibilità di inchiodare tanta gente e perfino due degli assassini di Gisella. Sono disposta a confessare e a denunciare se anche altre ragazze faranno lo stesso. Fate presto». L’appello cadde nel vuoto, ma in un certo senso è ancora aperto.