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Un semplice ricordo che ravviva il dolore della sciagura. C'è soprattutto incertezza ed una serie interminabile di dubbi, infatti, negli occhi e nel cuore dei civitesi, uomini e donne che si sono riunite nel dolore davanti all’Altare della Misericordia Divina per innalzare, attraverso la celebrazione di Padre Remo, una sentita preghiera per le dieci persone decedute quel terribile giorno di dolore.
Se da un lato «Civita non dimentica», dall’altro canto resta immutato il dolore dei familiari delle vittime: in pochi erano presenti alla funzione organizzata dall’Amministrazione comunale e dalla Parrocchia Santa Maria Assunta. Un fatto che colpisce al cuore soprattutto i civitesi. «Anche quest’anno, l’amministrazione comunale, la comunità parrocchiale e l’intera comunità di Civita hanno inteso ricordare – è stato sottolineato dalla casa comunale – le dieci persone che persero la vita quel lunedì pomeriggio infausto e indimenticabile. Quel terribile evento ha lasciato nella comunità civitese una ferita che ancora non si è rimarginata. Saremo sempre vicini al dolore incommensurabile dei familiari delle dieci vittime. Sempre».
Nessuno dimentica neppure gli ultimi otto anni di battaglie giudiziarie, di analisi scientifiche, di dati meteorologici che non sembrano chiarire le competenze effettive sul mortale corso d’acqua, tanto che il sindaco di Civita, Alessandro Tocci, adesso ha scelto di mantenere un nuovo profilo, quello del silenzio. Di battersi coi suoi legali nel secondo grado del giudizio per alleggerire un quadro accusatorio che pesa solo sulle sue spalle. Recentemente s'è anche prodigato per riunire un tavolo tecnico. Un passo necessario per fissare le competenze sul corso d’acqua e per disciplinarne il futuro del bene demaniale. Ma il problema è anche un altro: a Tocci, stavolta nella veste di custode giudiziario del bene, non gli è stato ancora notificato il dissequestro del corso d'acqua. Nella sua mente si scontrano paurosamente tutta una serie di paure legate alla presenza di tantissimi ingressi al letto del torrente. Il provvedimento di dissequestro, dunque, per il sindaco Tocci sarebbe rimasto scritto nel corpo finale della sentenza di condanna a 4 anni e un mese di reclusione. Con lui, anche in silenzio, soffre Giovanni Vancieri, dichiarato colpevole e condannato a 3 anni e 5 mesi di reclusione e al pagamento delle spese processuali.






