Schlein e Conte cercano la sponda delle associazioni cattoliche nella battaglia contro la legge elettorale di Meloni. E in parte la trovano, soprattutto sul controverso premio di maggioranza e sull’indicazione del candidato premier.
DUE TEMI PARTICOLARMENTE spinosi per l’arcipelago cattolico, storicamente parlamentarista e poco incline al leaderismo, che ieri si è ritrovato a discutere di come «ridare voce alla democrazia» all’Istituto Sturzo di Roma, con la benedizione del presidente della Cei Matteo Zuppi che, nella sua lettera di saluto, ha ribadito la critica alla «democrazia della maggioranza», citando un discorso di Sergio Mattarella di due anni fa alla Settimana sociale di Trieste. Il cardinale ha invitato i partiti a recuperare lo «spirito costituente» come «metodo indispensabile per affrontare i grandi temi, evitando una «pericolosa polarizzazione». Tutto il contrario di una legge elettorale approvata a pochi mesi dal voto a colpi di maggioranza.
I DUE LEADER del centrosinistra ascoltano e prendono appunti. La legge elettorale è il cuore del problema e anche tra Pd e 5S c’è un dialogo in corso. Conte ha ribadito ieri in un’intervista al Corriere che alla Camera sarà votato, la prossima settimana, un emendamento del suo partito che riscrive la legge elettorale: un proporzionale con doppia preferenza di genere e una soglia di sbarramento flessibile: 3% per chi corre da solo, 2% per chi sta in coalizione. Nessun premio di maggioranza, alto rischio che non ci sia un vincitore in grado di governare.








