Uno studio basato sull'intelligenza artificiale ha rilevato che nei nostri oceani ci sono oltre 100 mila chilometri quadrati di barriere coralline che sembrano resistere ai cambiamenti climatici. Intanto, Papua Nuova Guinea ha deciso di vietare la pesca in un’area di 123 mila chilometri quadrati

Eppure, c'è chi resiste: facciamo di tutto per sterminare tutto quel che è vivo sulla terraferma e in fondo ai mari così come in cielo eppure, per esempio, un sofisticato studio basato sull'intelligenza artificiale ha rilevato che nei nostri oceani ci sono oltre 100 mila chilometri quadrati di barriere coralline - una superficie poco più piccola dell'intera Inghilterra - che non solo sembrano resistere ai cambiamenti climatici ma potrebbero essere ancora lì vive e vegete nel 2050. Il problema di partenza è noto: il riscaldamento progressivo dei mari sta in realtà provocando lo sbiancamento e già oggi la morte di molte tra le barriere coralline esistenti. Senonché gli autori dello studio in questione, sottoponendo a un programma AI un set di 54 mila osservazioni risalenti al 1960, hanno visto il programma medesimo tirar fuori una previsione secondo cui tra 25 anni esisteranno ancora barriere coralline resilenti. Sparse nelle acque territoriali di otto Paesi. Lo studio è stato presentato alla conferenza Our Ocean tenutasi a a Mombasa, Kenya, e i risultati sono disponibili sul server di preprint EcoEvoRxiv. La maggior parte della distribuzione dei coralli è stata mappata nelle Filippine, in Indonesia, a Cuba, alle Bahamas e in Australia. Anche il Belize, il Nicaragua e le Isole Turks e Caicos hanno mostrato una certa resilienza dei coralli. Non è del tutto chiaro perché i coralli sembrino prosperare in queste condizioni in questi luoghi specifici. Soprattutto per quanto riguarda l'Honduras, Paese confinante con il Nicaragua, dove la più grande barriera corallina del Paese è anch'essa vittima di un notevole disturbo dell'ecosistema causato dall'attività umana, eppure sembra prosperare tutto l'anno. Sara Hashemi, corrispondente quotidiana dello Smithsonian Magazine, ha scritto che gli autori del nuovo studio desiderano che il loro lavoro "offra una tabella di marcia per indicare ai Paesi dove investire i fondi destinati alla conservazione, soprattutto per le piccole Nazioni con risorse limitate". Perché non è vero che non si muove nessuno: in termini di protezione, grazie alle coraggiose misure di conservazione adottate quest'anno da Papua Nuova Guinea, 123 mila chilometri quadrati di mari tropicali saranno off limits per la pesca. Sono cose piccole, rispetto all'immensità di un Oceano. Ma regolarmente, quando qualcuno le fa, funzionano.