Sarà difficile oggi ignorare ad Ankara la lunga e profonda scia rossa, di sangue e di fuoco, rimasta sull’asfalto e sulla pelle di Kiev. Il bilancio dell’attacco russo di ieri è di ventidue vittime, dozzine di feriti che nessuno riesce a contare del tutto con precisione, mentre le squadre d’emergenza e soccorso fanno la conta dei vivi e dei morti continuando a scavare nelle macerie nei quartieri di Darnytskyi e Podilskyi.
La capitale è stata colpita dai razzi di Mosca in oltre venti punti diversi. Kiev è indifesa e oggi si sveglia di nuovo ferita, esausta, stanca per altri funerali da celebrare. La notte più nera è trascorsa perché nessuno dei balistici spediti dall’esercito russo è stato intercettato: hanno bucato e squarciato palazzi, vie e impianti, senza che nulla potesse interrompere la loro traiettoria.
Agli ucraini servono Patriot come il pane, forse anche di più, in questa fase del conflitto in cui le scorte e gli arsenali sono vuoti. Si evince dalle parole del colonnello Yuriy Ignat: «L’indicatore è basso, per usare un eufemismo». Queste carenze sono diventate un vantaggio immediato per Mosca: «I russi stanno sfruttando il fatto che in Ucraina, e nel mondo, c’è una grave carenza di missili intercettori».










