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Cristina Ravanelli

«Non è solo una questione atletica ma anche psicologica» spiega Stefano Rossi, esperto di relazioni familiari. «Ogni buon genitore dovrebbe gioire se viene battuto dal figlio»

Papà Gianni, che è anche il suo allenatore, scoppia di orgoglio mentre mamma Fiona guarda la gara in diretta tv, sperando che il record resti in famiglia. E così è successo: il 5 luglio, a Eugene, in Oregon, l’atleta azzurra Larissa Iachipino ha riscritto la storia del salto in lungo, stabilendo il nuovo primato italiano e battendo di un centimetro il record di sua madre Fiona May, che resisteva dal 1998. Molto più che un semplice passaggio di testimone, ma una favola che il mondo dello sport, e non solo, aspettava da tempo. «Quando un figlio supera un record del genitore, non è solo una questione atletica, ma anche psicologica», spiega il pedagogista Stefano Rossi, pedagogista, punto di riferimento di tante famiglie grazie ai suoi libri, tra cui Genitori in ansia (Feltrinelli).

La figlia che supera la madre: dal punto di vista della relazione familiare che cosa può rappresentare? «Il compito di ogni adolescente è quello di costruire la propria identità anche attraverso una separazione dal genitore. Simbolicamente, deve uccidere il proprio genitore. Significa toglierlo dal piedistallo in modo che non faccia ombra. Solo così un giovane scopre davvero chi è soprattutto chi vuole diventare. È nella natura delle cose che i figli superino i genitori, succede in tutte le famiglie, ma questo processo può attivare delle reazioni differenti».