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Gaia Piccardi

Intervista alla giovane campionessa di salto in lungo, allenata da papà Gianni Iapichino. I sogni, la facoltà di Giurisprudenza, l'amore che (ancora) non c'è

Larissa ha tagliato la linea d’ombra in volo, sospesa tra presente e futuro, con una scarpa rotta e il dubbio atroce che fosse un salto nullo, buono solo per agitare un po’ la storia dell’atletica italiana e la sabbia. «Lì per lì non ho reagito, ho pensato: se è buono è molto lungo ma vuoi vedere che me lo annullano per un millimetro? La misura non arrivava mai. Poi ho sentito papà gridare: Lari, è record italiano!». 7,12. Un centimetro in più del 7,11 di Fiona May — che in questa storia di affetti separati ma sempre intrecciati è la madre e l’ex moglie —, ventotto anni dopo (22 agosto 1998).

Padre, Gianni Iapichino, e figlia, Larissa, reduci dall’impresa, sono in viaggio da Eugene, sede del meeting in cui l’azzurra si è presa il salto in lungo nostrano, e Portland, da dove parte l’aereo che li riporterà a Firenze. Papà, che allena la campionessa, scoppia d’orgoglio: «Questa misura arriva dalla Cina, dove Larissa aveva fatto troppi errori nella rincorsa — racconta —. A Stoccolma non era riuscita a gestire le condizioni ambientali, a Hengelo aveva gareggiato con il vento contro ma mi era piaciuta tanto. In allenamento era una bomba: a Eugene, finalmente, ha saltato come sa».