Larissa Iapichino ha saltato oltre un confine che l’atletica leggera italiana osservava da quasi 28 anni. A Eugene, nel tempio dell’Hayward Field, la fiorentina delle Fiamme Oro ha portato il record italiano del salto in lungo a 7,12 metri, un centimetro più in là del 7,11 con cui Fiona May, sua madre, aveva chiuso gli Europei di Budapest il 22 agosto 1998. Tra i primati femminili all’aperto, resta più lontano nel tempo quello degli 800 metri di Gabriella Dorio, 1’57’’66 a Pisa il 5 luglio 1980: anche per questo il salto di Iapichino ha il sapore delle date che dividono le epoche. E deve essere una settimana speciale, questa, visto che proprio pochi giorni fa gli 800 maschili hanno visto aggiornare il dato del record italiano: quel 1'43"70 di Marcello Fiasconaro, che resisteva dal 1973, superato dal 1'43"60 di Francesco Pernici a Nancy.
La misura di Iapichino è arrivata subito, al primo tentativo della nona tappa di Diamond League: rincorsa veloce, stacco preciso, vento regolare a +1,8 metri al secondo. Non un salto sospinto dalle condizioni, ma un primato pieno, valido, e anche la migliore prestazione europea stagionale. La gara l’ha vinta Tara Davis-Woodhall, capace di rispondere al secondo turno con 7,13, appena un centimetro oltre Iapichino. Ma il secondo posto dell’azzurra ha avuto il peso di una vittoria personale e storica: il primato nazionale più simbolico dell’atletica femminile italiana è rimasto in famiglia, cambiando però generazione.










