Cosa resterà degli anni 80? Ma i Duran Duran, ovvio . Ancora meglio se quelli visti ieri sera ad Hyde Park a Londra, davanti ad un pubblico che per tutta la serata li ha osannati, amati profondamente, venerati, idolatrati. Come se fossero/fossimo presi tutti da una sorta di isteria collettiva, uomini, donne, bambini , che per quelle due ore, dove il clima temperato e un venticello nordico ci ha favoriti, volessimo solo ballare. Ballare e ballare e sentirci belli, assolutissimamente belli, ma di quella bellezza fatta di cose strane, di quello che agli altri appare ancora strano: donne ultra sessantenni con capelli blu, uomini con le piume in testa, ventenni con le piume di struzzo, gente con le stampelle , che a guardarli oggi mentre cantano senza sosta ogni nota e hanno gli occhi lucidi quando appaiono sul palco Simon Le Bon, John Taylor, Roger Taylor e Nick Rhodes, ti viene immediatamente da pensare a quando erano adolescenti in quegli anni, a chissà quanti sogni realizzati e non, chissà quante lacrime per quei bei ragazzi inglesi con i lustrini e il trucco agli occhi, oggi meravigliosamente ultra sessantenni ( anzi verso i 70 proprio). Perché i Duran Duran visti ad Hyde Park hanno dato uno spettacolo non solo musicale ma anche di come il tempo può passare e deve passare, per fortuna, però ci sono cose che il tempo non può permettersi in nessun modo di fronteggiare: è quelli sono i sogni, sono i primi amori adolescenziali, sono le prime crisi con i genitori, il mondo che non ti comprende e che da adulto finirai per comprendere ad ogni costo. Quanto è bello il tempo che passa nei volti di Simon Le Bon, di John Taylor, sopravvissuto ad un tumore. Quanto era bello il batterista Roger Taylor ieri sera, con quel ritmo che accompagnava ogni suo sorriso. E quanto era felicemente e malinconicamente anni ’80 il tastierista Nick Rodes, con quelle sue scarpe con il tacco, quel trucco agli occhi, quel completo luccicante con occhi stampati ovunque?