Arrivati al Circo Massimo per il concerto dei Duran Duran, sentiamo riprodurre la musica di KC And The Sunshine Band. È musica degli anni Settanta, quel funky che sarebbe diventata poi la disco, quel suono che fa subito New York e lo Studio 54, gli Chic, i Kool And The Gang. Ancora prima che inizi il bis romano dei Duran Duran, capisci due cose. Che uno dei segreti della band, che ha dato a John Taylor e i soci quel groove che mancava a tante altre band, è da cercare qui. Unita alla musica di David Bowie, dei Roxy Music e dei Japan, modelli dichiarati dei Duran Duran, c’è sempre stata anche l’ispirazione del funky e della disco. Sarebbe diventato tutto più chiaro qualche anno dopo la loro esplosione, quando Nile Rodgers degli Chic avrebbe prima remixato The Reflex, e poi prodotto l’intero album Notorious, dove queste influenze sono più chiare. La seconda cosa che capisci è che i nuovi concerti dei Duran Duran vogliono essere una festa. Ma non una festa qualunque: sono un’estensione degli Halloween Party che hanno lanciato negli ultimi due anni, in concomitanza con l’uscita dell’album Danse Macabre. Danza e horror, funky e cinema: la ricetta degli ultimi spettacoli e stata questa, e l’hanno portata anche in questo tour europeo. Ma tutto questo serve a dire che, se i Duran Duran sono qui da oltre 40 anni, e sono rimasti, è perché hanno i pezzi. Ma hanno soprattutto un suono. Un suono che è solo il loro. Che in tanti hanno cercato di imitare, senza riuscirci. Che in tanti altri usano come ispirazione. E la cosa, oggi, li rende dei maestri. Una bella rivincita per chi pensava che fossero solo una boy band.
Abbiamo visto i Duran Duran a Roma, un suono eterno nella città eterna
Guardando il loro concerto capisci che se i Duran Duran sono qui da oltre 40 anni, e sono rimasti, è perché hanno i pezzi. Ma anche perché hanno soprattutto un suono. Un suono che è solo il loro.









