Si è concluso ieri il Kappa Futurfestival, raduno oceanico che ha richiamato al Parco Dora oltre centomila appassionati della musica elettronica. Motore della kermesse, nata tredici anni fa, è l’imprenditore Maurizio “Juni” Vitale. Che sensazioni hanno prevalso nelle giornate del festival?«Innanzitutto di maturità. Intesa come crescita della nostra gestione, per quanto non manchino i problemi, e del pubblico: sempre trasgressivo, ma più consapevole, in linea col mio concetto di intrattenimento intelligente». I conflitti che attraversano il mondo hanno aumentato la soglia di vigilanza in sintonia con le forze dell’ordine?«Sì, c’è una maggiore attenzione. Ringrazio tutti i corpi dello Stato con cui ci confrontiamo, ma voglio anche sottolineare la nostra crescita interna come staff, stiamo rendendo più semplice il loro lavoro».
Quante persone conta il vostro staff durante il festival?«Tra le 1.010 e le 1.030, non so la cifra esatta. Approfitto di questa conversazione per ringraziarle tutte, a volte mi si rimprovera di citare solo le istituzioni e gli sponsor…». Lei è il manager, ma chi cura la direzione artistica?«Il mio socio Luigi Mazzoleni e il suo team, sono loro a tenere in equilibrio la programmazione mainstream e quella legata all’identità del Kappa FuturFestival. Uno dei motivi per cui andiamo forte è che gli artisti traggono benefici per la loro carriera dal fatto di passare da noi». Lei invece quando inciampò nella techno?«Nel 1998, quando mi trasferii ad Amsterdam per il mio lavoro alla Kappa. Fu uno choc, non solo in senso positivo. Poi imparai ad apprezzarla, adesso mi piace andare a ballarla, anche se in auto ascolto la classica su Radio Tre». Tra le novità dell’edizione 2026 c’è il ristorante futurista: che feedback sta ricevendo?«Superiore alle aspettative, si sposa benissimo con la cornice del Parco Dora, per quanto ci sia ancora da migliorare».














