TORINO. Il Kappa FuturFestival diventa sempre più unico, e non solo perché schiera i dj più richiesti del pianeta. Il suo punto di forza è proporre ciò che altrove non c'è: incontri irripetibili, b2b costruiti per sorprendere, esperienze che trasformano un festival in un appuntamento da vivere almeno una volta nella vita. È questa la cifra della tredicesima edizione che ha trasformato, ancora una volta, il Parco Dora in una piccola Babele della musica elettronica. E se il clubbing ha un Erasmus, di certo è a Torino. I b2b – piatto forte di quest’anno - sono il manifesto di questa filosofia. Quello tra Diplo, Busy P e Tatyana Jane è tra gli esperimenti più attesi, mentre la combinazione tra Jamie Jones, Joseph Capriati e Seth Troxler promette di essere uno dei momenti destinati a entrare nella memoria. Non semplici accostamenti di grandi nomi, ma set pensati per esistere qui e soltanto qui. «La nostra specificità è l'unicità. Cerchiamo di proporre progetti che normalmente non vengono fatti», sintetizza Maurizio Vitale, cofondatore e anima del Kappa FuturFestival. Il suo motto negli ultimi anni è rimasto lo stesso: «Ballate e non fate la guerra». Una frase che oggi, mentre i conflitti internazionali ridisegnano anche le abitudini del turismo e dello spettacolo, assume un significato ancora più forte.