Si fa fatica ad andare al mare. Ancora di più se la spiaggia scelta va prenotata 48 ore prima, se serve il ticket, se bisogna registrarsi online, scaricare il Qr code, controllare il parcheggio e partire all’alba perché i posti non sono infiniti: se arrivi tardi, rischi di perdere tutto. A Tuerredda, nel Sud Sardegna, la capienza è fissata a 1.100 ingressi al giorno. Che a leggerlo sembrano tanti. Poi però apri il sito del Comune, vedi il contatore che scende già alle sette del mattino, aggiorni la pagina, ricontrolli, ti chiedi se sia davvero il caso di correre per un fazzoletto di sabbia. E quando finalmente arrivi, non è detto che la “spiaggia a numero chiuso” significhi paradiso silenzioso, spazio largo, asciugamano comodo e pace ritrovata. Insomma, l’estate italiana è sempre. Il mare resta lo stesso, bellissimo. Ma per raggiungerlo serve ormai una piccola strategia da trasferta, che con il relax non c’entra nulla.

I casi discussi Il caso più discusso è Punta Molentis, a Villasimius, nel sud-est della Sardegna. La spiaggia, dentro l’Area marina protetta di Capo Carbonara, può accogliere 600 persone al giorno. Si prenota online, si paga il ticket, e chi arriva in auto aggiunge anche il parcheggio, che si aggira intorno ai 10 euro per tutta la giornata. Ma la vera polemica è un’altra: ombrelloni, gazebo e tende vietati. Con una sola eccezione: un ombrellone per famiglie con bambini fino a 10 anni o per persone oltre i 65 anni. Tutela dell’arenile e delle persone più fragili, come dice il Comune.Punta Molentis però non è un caso isolato. La Sardegna è ormai il laboratorio nazionale del mare a numero chiuso. Alla Pelosa di Stintino, una delle spiagge più fotografate del Mediterraneo, l’accesso è consentito fino al 15 ottobre solo con prenotazione online e Qr code. I posti sono 1.500 al giorno: 500 prenotabili in anticipo, altri mille nelle 48 ore precedenti. Il ticket costa 3,50 euro, i bambini sotto i 12 anni entrano gratis.A Rena Bianca, Santa Teresa di Gallura, la soglia è di 1.015 ingressi quotidiani, di cui circa 200 destinati alle concessioni attrezzate. Anche qui si paga: 3,50 euro al giorno, prenotando sul sito dedicato fino a tre giorni prima. Quando la spiaggia è piena, scattano le navette elettriche da 3 euro verso altre località come Capo Testa e La Marmorata.A Cala Brandinchi, a San Teodoro, detta anche la “piccola Tahiti” sarda, dal primo giugno al 30 settembre si entra solo prenotando: massimo 1.447 persone al giorno, contributo di 2 euro per i visitatori occasionali, un euro per alcune categorie agevolate. Senza prenotazione non si passa né da terra né da mare, nemmeno per un transito veloce.Poi c’è il paradiso più blindato: Cala Goloritzé, a Baunei. Si raggiunge solo via terra, con il trekking da Su Porteddu - circa un’ora e mezza all’andata e due al ritorno - e l’accesso va prenotato prima, online o tramite l’app Heart of Sardinia. I posti sono 250 al giorno, il ticket costa 7 euro e comprende anche il parcheggio. Le prenotazioni si aprono tre giorni prima, a mezzanotte. Anche gli orari sono regolati: il sentiero apre alle 7.30, chiude alle 14, e in spiaggia si può restare fino alle 17.Fuori dall’isola Fuori dall’isola, però, la scena non è molto diversa. A Sestri Levante, in Liguria, la Baia del Silenzio ha perso almeno una parte del suo nome: per evitare il sovraffollamento, il Comune ha fissato il tetto massimo a 450 persone sulla spiaggia. Niente prenotazione, ingresso gratuito, ma accessi controllati dalle 8.30 alle 17.30 attraverso tre varchi. Ai cancelli ci sono gli addetti alla vigilanza, il contapersone e le telecamere. Il primo giorno la spiaggia era già sold out alle 10 del mattino.A Jesolo, in Veneto, il cambiamento si misura in metri. Le tradizionali postazioni da 3 metri per 2 stanno lasciando spazio a piazzole più ampie, da 4x4 metri, per aumentare distanza e privacy tra i bagnanti. Più spazio, però, significa anche meno posti: le stime parlano di circa 20mila ombrelloni in meno rispetto al passato.A Bibione si sperimenta il lettino “single”, con postazioni pensate per chi viaggia da solo, alcune dotate perfino di pannelli solari per ricaricare lo smartphone. E un’app controllerà gli ombrelloni lasciati vuoti o occupati abusivamente.A Lampedusa, sulla Spiaggia dei Conigli, l’accesso resta gratuito ma rigidissimo: massimo 550 persone per turno, mattina o pomeriggio. Invece a Napoli, alla Gaiola, area marina protetta, si entra solo prenotando: 200 persone per fascia oraria, un turno al giorno, massimo tre volte a settimana. Mentre nelle Marche, alle Due Sorelle di Sirolo, la prenotazione è gratuita, la spiaggia si raggiunge solo via mare ed è vietato lasciare canoe e sup sulla riva. Dietro tutte queste regole c’è sempre lo stesso problema: spiagge troppo piene, ecosistemi fragili e un turismo che in certi luoghi è diventato difficile da sostenere.