C’è una statistica che dovrebbe far riflettere più di ogni sondaggio: a quasi un anno dal voto, i nomi accostati alla poltrona di Palazzo Marino hanno superato quota 40. Siamo all’iperbole. Tra dichiarati, disponibili, sussurrati e rassegnati loro malgrado a comparire nella partita, la contesa per succedere a Giuseppe Sala ha già prodotto più candidati di quanti Milano ne abbia mai visti. E altri se ne aggiungeranno, da qui alle elezioni c’è ancora tempo. Il problema però non è la quantità, che pure fa specie. È che dietro l’abbondanza si intuisce una buona dose di imbarazzo, forse perché nessuno, a destra come a sinistra, ha ancora capito bene quale città vuole amministrare. Allora si moltiplicano i pretendenti nella speranza che il numero supplisca alla chiarezza di idee.

Beppe Sala (Imagoeconomica).

Centrodestra o campo largo, il copione cambia poco

Nel centrodestra come sempre la ricerca procede per tentativi. Silvia Sardone s’è fatta incoronare dalle primarie della Lega, seconda solo a Matteo Salvini, che però è occupato altrove. Ignazio La Russa non smette di sponsorizzare Maurizio Lupi con la costanza di chi è convinto che prima o poi qualcuno finirà per dargli ragione. Intorno continuano a ruotare economisti, manager, professionisti, giornalisti e qualche imprenditore. Più che una selezione, un variegato album di figurine. Persino Urbano Cairo è comparso e scomparso dall’agone il tempo necessario per ricordarsi che aveva già un mestiere, e per giunta in tempi di crisi piuttosto impegnativo.