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A Milano c’è un grande affollamento di candidature per le prossime elezioni comunali, che saranno nella primavera del 2027: per ora ci sono almeno dodici aspiranti sindaci o sindache nel centrodestra e almeno dieci nel centrosinistra, tra quelli che si sono fatti avanti formalmente e quelli che ancora non lo hanno detto in via ufficiale, ma su cui ci sono conferme attendibili.

La cosa singolare è che tutte queste persone vogliono candidarsi alle primarie, cioè elezioni interne alla coalizione per decidere un unico candidato da sostenere: né il centrosinistra né il centrodestra però hanno detto di volerle organizzare e anzi, fino a poco tempo fa era tutt’altro che scontato. Ma l’incapacità dei partiti di mettersi d’accordo su un singolo candidato, e proprio tutte queste autocandidature, stanno in parte creando le condizioni perché le primarie si facciano davvero. Questo caos ha delle ragioni.

Nel centrosinistra l’attuale sindaco Beppe Sala non può ricandidarsi perché è al suo secondo mandato. Dopo di lui è rimasto un po’ un vuoto, in cui si stanno cercando di infilare in molti. Sala non fa parte di alcun partito italiano, nonostante sia vicino al PD, e in questi anni non ha creato un progetto politico solido che raccogliesse l’eredità della sua lista civica (che si chiamava “lista Sala”). Tra le persone della sua giunta nessuno sembra avere il seguito per poterlo rimpiazzare, e d’altra parte lui stesso ha detto che non appoggerà «nessun candidato alle primarie, anche se ci saranno persone che hanno lavorato con me».