Sette nomi più uno. Per la corsa a sindaco di Milano non c’è mai stato tanto affollamento nel centrodestra. Una calca che è cifra sia di una certa confusione tra i partiti sia – da un altro punto di vista – di una speranza, più o meno ragionevole, di interrompere un regno che va avanti da ben tre lustri, cioè da quando Giuliano Pisapia sconfisse l’uscente Letizia Moratti. Ma il clima che si respira – a parte le temperature torride di questi giorni – è quello di un moderato ottimismo. Ed ecco allora il fiorire di endorsement, primarie e candidature, ufficiali o, se ufficiose, mai smentite.

Dall’ex delfino di Berlusconi al mancato presidente del Consiglio

L’ultimo nome, in ordine di tempo, è quello di Pietro Tatarella, ex esponente di Forza Italia, molto vicino a Silvio Berlusconi, la cui carriera politica ha tuttavia subìto uno stop sul più bello: l’ex azzurro, nel 2019 candidato alle Europee, venne coinvolto nell’inchiesta “Mensa dei poveri” e arrestato. Quattro mesi in carcere, due ai domiciliari. Poi l’assoluzione piena. Ieri Tatarella ha lanciato pubblicamente la propria candidatura con lo slogan “Non lasceremo indietro nessuno”: “Questa non è una rivalsa – ha detto – ma la volontà di riprendere la mia attività politica dove è stata interrotta, quando facevo il consigliere comunale ed ero stato uno dei più votati del centrodestra, con oltre 5mila preferenze“. Per lui non è tempo dei civici, come per esempio vorrebbe il suo ex partito, ma “della politica”.