di

Silvia Stilli*

Dal 1992 Libano e Israele sono in guerra con pause e riprese, nel 2006 e ancora nell’estate 2024 fino all’escalation violenta dal 2025 a oggi dei bombardamenti diffusi e dell’avanzata delle forze militari di Tel Aviv. In Libano si contano più di 1,2 milioni di sfollati interni.*Consigliera nazionale Aoi

Il Libano da decenni è in una situazione di conflitto interno e guerra ai confini: un Paese lungo e stretto, grande all’incirca come la metà della nostra Toscana, è zona di guerra dal Sud alla Beqaa nel Nord Est, passando per Beirut. Nel 2024 contava più di 2 milioni di profughi su circa 7 milioni di abitanti, provenienti da Palestina, Siria, Yemen, Iraq. I più grandi e datati campi di rifugiati profughi palestinesi nella regione mediorientale si trovano in Libano, diffusi tra le maggiori città: più di 200 mila palestinesi confinati stanno tra Beirut, Tripoli, Baalbeck, Sidone, Tiro. Governi fragili e instabili da tanti anni provano a mantenere un precario equilibrio tra le realtà che compongono il Paese: cristiano maroniti, sciti, sunniti, drusi.

Le varie guerre tra Libano e Israele sono iniziate nel 1992, riprese nel 2006 e ancora nell’estate 2024 fino all’escalation violenta dal 2025 a oggi dei bombardamenti diffusi e dell’avanzata delle forze militari di Tel Aviv. Si contano in questo periodo in Libano più di 1,2 milioni di sfollati interni.La disperazione e l’emergenza si aggiungono ai tanti aspetti della povertà diffusa che colpisce ampi strati della popolazione da lungo tempo in un Paese indebitato in default economico. Un esempio della divisione in Libano è di fatto la quasi inesistenza di un sistema educativo pubblico, con la conseguente presenza di bambini senza istruzione e lavoratori precoci. I recenti accordi diplomatici raggiunti con Israele sotto la regìa statunitense sono deboli, già Hezbollah e Netanyahu dicono di non condividerne i punti. Il presidente libanese cerca di evitare il riemergere del conflitto interno con Hezbollah, non potrà permettersi di disarmarlo. La tregua di questi mesi non è mai entrata in vigore nei fatti, perché morti e distruzioni sono continuate. Migliaia di persone - con 350 mila minori, secondo i dati di Unhcr - vivono in rifugi collettivi improvvisati con carenza di acqua potabile, cibo e beni di prima necessità e inadeguati servizi igienici. Il Flash Appeal, programma di prima assistenza di Ocha (Office for the Coordination of Humanitarian Affairs), ha impegnato 544 milioni di dollari in questi mesi per fornire acqua, aiuti salvavita e supporto psicosociale, ma si tratta di fondi assolutamente insufficienti.