Fermare i cantieri e i campi nelle ore più roventi si può: basta un’ordinanza, come quella firmata dalla Regione. Ma cosa succede quando il caldo entra in fabbrica, dove nessuna mappa del rischio arriva? Nel distretto delle carni di Castelnuovo il nemico non è solo la temperatura: sono gli sbalzi. Lo spiega Daniele Donnarumma, segretario Fai Cisl Emilia Centrale.
L’ordinanza regionale vieta il lavoro all’aperto nelle ore più calde. E al chiuso?
"È giusto che si intervenga prima di tutto su agricoltura ed edilizia, dove i lavoratori sono esposti al sole: lì è più facile scrivere regole valide per tutti. Ma esiste un tema che riguarda anche l’interno delle attività produttive e che viene sottovalutato, come se si trattasse di un’emergenza esclusiva di chi sta all’aperto. Non è così. L’industria alimentare, in particolare, presenta criticità molto diverse tra loro: pensiamo agli acetifici, dove le temperature sono elevate, o ai forni, dove insorgono perfino malattie professionali".
Cosa accade nel distretto delle carni?
"Nei salumifici ci sono le camere bianche, che devono restare fredde, e reparti, come i cotti, dove invece si lavora al caldo. Nella macellazione del bovino si passa da ambienti a 15 gradi ad altri a 30: chi si sposta è come se entrasse in una cella frigorifera di continuo.







