BELLUNO - Per sapere se la vittoria di ieri conseguita dalla sezione di Belluno di Italia Nostra davanti al Consiglio di Stato sarà stata "vera gloria", bisognerà aspettare qualche mese. Questi e al momento non meglio precisati sono infatti i tempi entro cui sulla questione dell'abbattimento dei tigli di via Feltre, quelli cioè rimasti ancora in piedi dopo l'"ecocidio" dello scorso 14 aprile, si pronuncerà, questa volta in via definitiva, il Tar del Veneto.

La vicenda Questo quanto accaduto finora. Di fronte al progetto di riqualificazione di via Feltre, una parte della città aveva chiesto di esplorare la possibilità di soluzioni alternative che non prevedessero il taglio. Il Comune però aveva blindato il progetto e martedì 14 aprile aveva provveduto al taglio delle prime 53 piante. Italia Nostra non si era data per vinta ed aveva presentato ricorso al Tar del Veneto. Questo organo di giudizio prima aveva imposto la sospensiva, poi, nel momento del giudizio, aveva dato ragione al Comune. Che a questo punto aveva accelerato con il progetto anticipando il taglio degli altri esemplari, in un primo tempo previsto per ottobre. Ma sabato 30 maggio, due giorni prima dell'avvio di questa nuova fase, era arrivato il decreto presidenziale del Consiglio di Stato che sospendeva l'abbattimento. Consiglio di Stato che giovedì ha esaminato il ricorso di Italia Nostra e ieri ha comunicato l'esito del proprio lavoro. L'organo con sede a Roma ha annullato l'ordinanza del Tar, che aveva rifiutato la sospensiva cautelare all'abbattimento degli alberi.SoddisfazioneLa notizia è stata naturalmente accolta con favore da Gisella Galatà, presidente della sezione bellunese del sodalizio ambientalista: «Il Consiglio di Stato ha accolto l'appello proposto da Italia Nostra avverso il provvedimento del Tar Veneto che aveva dato il via libera all'abbattimento dei tigli di via Feltre. Con una motivazione puntuale, ritenendo fondati i motivi proposti per sospendere l'abbattimento dei tigli in attesa della decisione del ricorso nel merito». La nota di Galatà prosegue così: «Secondo il Consiglio di Stato gli elementi emergenti dagli atti e dalle relazioni depositate, evidenziano la necessità di un approfondimento delle questioni poste con il ricorso, in particolare sotto i profili della completezza dell'istruttoria e della coerenza delle determinazioni assunte dal Comune con la valorizzazione dei principi attualmente fissati in materia di tutela il paesaggio e del patrimonio storico e artistico, dell'ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell'interesse delle future generazioni" come recita l'articolo 9 della Costituzione di recente integrato. Secondo il Consiglio di Stato sussiste "il rischio imminente di un pregiudizio grave ed irreparabile per le ragioni fatte valere da Italia Nostra, che sarebbero irreversibilmente compromesse dal taglio degli alberi nelle more della decisione nel merito della causa». Un passaggio che va spiegato. Il Consiglio di Stato blocca il taglio degli alberi parlando di "periculum in mora", cioè del pericolo che sussiste se la decisione venisse presa in ritardo. È questa la vera novità rispetto a quanto deciso prima dal Tar de Veneto secondo cui tutto era infondato. Il Consiglio di Stato invece sembra dire: bisogna fare attenzione, perché se poi nel merito verrà data ragione ad Italia Nostra e nel frattempo i tigli saranno stati tagliati, a che servirà aver fatto ricorso? La sospensione dell'abbattimento dei tigli, quindi, è garantita sino alla sentenza di merito, che verrà pronunciata dal Tar Veneto, lo stesso che aveva già dato ragione al Comune, ma questa volta sarà costretto ad approfondire di più e meglio tutte le questioni. E dovrà fare i conti con gli ammonimenti del Consiglio di Stato.La minoranza E la minoranza di "Insieme per Belluno. Bene Comune" incalza: «È il metodo seguito dall'amministrazione ad alimentare il contenzioso, perché svilisce il consiglio comunale, frustra qualsiasi intenzione di partecipazione, azzera il ruolo dei corpi intermedi e della società civile».