"Per me è una svolta, un nuovo inizio, mi sento come una Fenice che rinasce dalle ceneri. Ma la soddisfazione maggiore è aver vinto una battaglia in nome di tutte le donne, affinché mai più si ripeta un caso come quello che aveva sconvolto la mia vita". Lo dice Audrey Ubeda, la donna che ha promosso il ricorso alla Corte europea per i diritti dell'uomo contro la giustizia italiana dopo la richiesta di archiviazione che una pm di Benevento aveva depositato in relazione alla sua denuncia per le violenze subite dall'allora compagno.
La vicenda giudiziaria sanzionata dalla Corte europea è poi andata avanti negli anni: la richiesta di archiviazione della pm per le violenze domestiche, "sessista e stereotipata" secondo la Cedu, era stata respinta dal gip. Il fascicolo, trasferito ad un'altra pm, è approdato a un processo di primo grado nel quale l'ex compagno della donna è stato condannato a quattro anni e sei mesi; attualmente l'uomo è libero, in attesa dell'appello, ma il Tribunale dei minori di Napoli gli ha sottratto la potestà genitoriale sui due figli.
Dopo essere stata costretta a vivere per alcuni anni con i figli minorenni in una comunità protetta, temendo ritorsioni dall'ex compagno, Audrey oggi sta ricostruendo la sua esistenza con i ragazzi di 15 e 12 anni. "Rispetto al passato siamo liberi - racconta - ma è comunque grave che non ci sia stata nessuna misura di allontanamento nei confronti del mio ex compagno, che in teoria potrebbe avvicinarci quando vuole. Per evitarlo osserviamo delle precauzioni, ad esempio mio figlio 15enne si tiene lontano dai social e il mio impegno contro la violenza sulle donne lo conduco facendo molte cose, ma in silenzio e vivendo il più possibile lontano dai riflettori".











