Benevento, 6 luglio 2026 – La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia a un risarcimento di 60mila euro per la gestione di un caso di violenza domestica, censurando come “sessiste e stereotipate” le motivazioni con cui una pm di Benevento aveva chiesto, nel 2021, l’archiviazione della denuncia di Audrey Ubeda contro l’ex compagno. Nell’atto, un coltello puntato alla gola della donna veniva definito uno “scherzo di cattivo gusto”, mentre per la magistrata sarebbe “normale” che un uomo debba superare una minima resistenza della donna, nell’atto sessuale, quando la compagna è stanca per le incombenze quotidiane. E, per tale ragione – ha dichiarato la pm – era difficile dimostrare che l’ex compagno di Ubeda fosse consapevole della mancanza di consenso della donna. Per Strasburgo si tratta di vittimizzazione secondaria: una sofferenza aggiunta, provocata dalle stesse istituzioni che avrebbero dovuto proteggere Ubeda e i suoi due figli, confinati per tre anni in una stanza di 15 mq all’interno di una casa-famiglia. La decisione, depositata il 2 luglio 2026, boccia anche l’intero impianto giudiziario: l’indagine penale è definita “inefficace”, priva di tempestività e approfondimento. Censurato pure il Tribunale per i Minorenni, che ha impiegato tre anni per decidere sulla responsabilità genitoriale, revocata infine all’uomo solo nel 2024. Il procedimento penale, passato a un’altra pm, si è concluso con una condanna a quattro anni e sei mesi, ora in attesa d’appello: l’ex compagno resta comunque libero.