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La Corte europea per i diritti dell’uomo (CEDU) ha stabilito che le autorità italiane non hanno gestito in maniera adeguata le denunce di violenza domestica e sessuale da parte di una donna contro il suo ex compagno, e che l’Italia dovrà quindi risarcire lei e i suoi due figli per un totale di 60mila euro. Per i giudici della corte, che è uno dei principali tribunali internazionali, l’Italia ha violato gli articoli 3 e 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo: il primo punisce i trattamenti inumani e degradanti, mentre il secondo è volto a tutelare il diritto al rispetto della vita privata e familiare.

La sentenza è stata depositata il 2 luglio e in questi giorni se n’è parlato anche per le motivazioni con cui la pubblico ministero incaricata del caso ne aveva chiesto l’archiviazione, con commenti che i giudici della corte hanno ritenuto sessisti e stereotipati.

Il caso riguarda Audrey Carmen Manuela Ubeda, una 43enne francese che vive da tempo in Italia, e i suoi due figli minorenni, nati nel 2011 e nel 2014. Nell’aprile del 2021 Ubeda aveva denunciato alla polizia il loro padre e suo ex compagno, un cittadino italiano identificato con le iniziali G.P., con cui avevano vissuto fino a poco prima. Ubeda aveva detto che, durante la loro relazione, G.P. si comportava in maniera violenta sia con lei che con i figli, sia fisicamente che psicologicamente.