Milioni di iraniani a Teheran. Grande assente: la Guida Suprema Mojtaba. "Avrebbe voluto, ma è pericoloso"
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Sulle scalinate della Grande Moschea Mosalla, intitolata all'Imam Khomeini e massimo simbolo dello sciismo e della fusione tra potere religioso e politico a Teheran, campeggia lo striscione rosso con la scritta "Kill Trump". È l'invito a uccidere il presidente americano proprio mentre negli Stati Uniti si celebrano i 250 dall'indipendenza e nella capitale iraniana una folla imponente piange l'uccisione dell'ex capo di Stato iraniano, l'ayatollah Ali Khamenei, per mano americana e israeliana il 28 febbraio. In piazza a Teheran si alzano i cori "vendetta, vendetta", insieme ai consueti "morte all'America" e "morte a Israele". Da Washington, Donald Trump ironizza con Axios: "Pensavo odiassero Khamenei, forse le lacrime ai funerali sono finte". Quanto ai leader della Repubblica islamica presenti: "Potremmo farli fuori tutti, ma non avremmo nessuno con cui negoziare", sottolinea il presidente americano dopo il cessate il fuoco siglato con l'Iran e le trattative per una soluzione al conflitto che riprenderanno dopo la settimana di lutto in Iran.Alla fine, in questo 4 luglio in cui la Repubblica islamica tenta di rubare la scena al "Grande Satana" (gli Usa), dopo i raid con Israele che hanno ucciso l'ayatollah Khamenei e i suoi 37 anni di potere, il vero assente a Teheran non è solamente l'ex Guida Suprema, di cui ieri sono cominciati i funerali di Stato, tra imponenti misure di sicurezza e 15-20 milioni di iraniani attesi per i 6 giorni di esequie. In attesa che la salma di Ali Khamenei venga portata da Teheran a Qom, poi nelle città sante sciite irachene di Najaf e Kerbala, prima della sepoltura il 9 a Mashhad, città natale di Ali Khamenei, il fantasma che aleggia è soprattutto quello del figlio dell'ayatollah, Mojtaba Khamenei, la Guida Suprema succeduta al padre, ma sparito in seguito al ferimento negli stessi bombardamenti in cui ha perso anche sorella, genero e nipotina di 14 mesi.Il leader-fantasma Mojtaba avrebbe espresso la volontà di prendere parte almeno alla sepoltura del padre il 9 luglio, ma i responsabili della sicurezza hanno finora respinto la richiesta nel timore che gli Stati Uniti o Israele possano tentare di assassinarlo o localizzarne il nascondiglio, svela il New York Times. Non a caso il suo nome è assente dalla lista degli alti esponenti del clero sciita che guideranno le preghiere: Sobhani a Teheran, Shirazi a Qom e Hamedani a Mashhad. La teocrazia si protegge e trasforma il lutto in prova di forza, per compattare i seguaci ormai ridotti a meno del 20% della popolazione. Con le autorità pronte a fronteggiare emergenze, legate a caldo o folla, attraverso piani che paventano il rischio di 3mila morti, rivela Die Welt.














