Pechino ha una strategia chiara e di lungo periodo per sopravvivere e vincere una competizione globale per il potere. Si è adattata con agilità alle battute d’arresto. Gli Stati Uniti sembrano avere le idee meno chiare. Gli asiatici potrebbero decidere di muoversi da soli contro la Repubblica Popolare Cinese. L’analisi di Francesco Sisci, direttore di Appia Institute

La Cina e il resto del mondo potrebbero trovarsi a una grande svolta, ma è tutt’altro che chiaro quale direzione prenderà la storia. La sua attuale ascesa potrebbe essere come le ultime fiamme prima del crollo, come accadde 400 anni fa con la dinastia Ming e 200 anni fa con quella Qing. Sia negli anni 1620 che negli anni 1820, queste dinastie sembravano invincibili; eppure entrambe caddero solo poche decadi più tardi.

Oppure l’ascesa della Cina potrebbe assomigliare a quella degli Ottomani, che presero Costantinopoli nel 1453 e furono chiaramente sconfitti per la prima volta solo a Vienna, il 12 settembre 1683. Simbolicamente, l’autoproclamato nuovo califfo Osama bin Laden scelse l’11 settembre per celebrare la propria “vittoria” contro i nuovi infedeli nel 2001. L’Impero Ottomano crollò definitivamente nel 1919.

Oppure potrebbe darsi che le forze pacifiche dei mercati e del capitalismo spingeranno tutti a trovare un terreno comune e a crescere insieme.