Mentre Pechino accelera la sfida all’Occidente, rischia di mettere sotto pressione proprio il sistema che l’ha trasformata in una superpotenza. Un paradosso che aiuta a leggere la nuova fase della competizione globale

Pechino sta accelerando la sfida all’Occidente, ma contemporaneamente a questo impegno strategico rischia di mettere sotto pressione proprio il sistema che l’ha trasformata in una superpotenza. È la questione affrontata da Enrico Fardella e Sergey Radchenko in un’importante analisi pubblicata su Foreign Affairs. La loro tesi è determinante: la Cina sta cercando di ridisegnare l’ordine internazionale, ma non può fare a meno del sistema economico che l’ha fatta crescere.

Per decenni la Cina ha costruito la propria ascesa sfruttando un ordine internazionale che non aveva creato. Prima l’appoggio sovietico nei primi anni della Repubblica Popolare, poi l’apertura dell’economia globale avviata con le riforme di Deng Xiaoping hanno fornito a Pechino accesso a mercati, capitali, tecnologie e catene del valore. Secondo Fardella e Radchenko, la leadership cinese non ha mai cercato di sostituire immediatamente quell’ordine: lo ha utilizzato come leva per rafforzarsi, iniziando a metterne in discussione le regole soltanto quando il rapporto di forza è cambiato.