«Ho ricevuto una bella notizia dal Creatore». Giovanni Barreca, poche ore prima della sentenza, era convinto di conoscere già il suo destino. Non l’ergastolo ma un disegno divino più grande, la promessa di una ricompensa e il ritorno con la moglie e i figli. Anche dopo la condanna al carcere a vita per la strage di Altavilla Milicia, avrebbe continuato a parlare di Dio, di versetti del Vangelo, di liberazione dal demonio e di un futuro in cui Antonella Salamone, Kevin ed Emmanuel sarebbero tornati da lui.Per l’avvocato Giancarlo Barracato, che lo difende, è proprio da qui che bisogna ripartire: capire se Barreca fosse davvero padrone di sé nei giorni del massacro della sua famiglia.
Per il legale, quelle frasi sono il segno di una malattia che la sentenza avrebbe ignorato. La Corte d’assise, presieduta da Vincenzo Terranova, ha inflitto l’ergastolo anche a Sabrina Fina e Massimo Carandente, mettendo sullo stesso piano l’ex imbianchino e i due «fratelli di Dio».Una decisione più severa della richiesta del pm Manfredi Lanza, che, per Barreca, aveva invocato trent’anni di carcere riconoscendo un vizio parziale di mente. La giuria non ha accolto neppure questa impostazione ed è su questo punto che la difesa prepara ora l’appello. Barracato contesta soprattutto il giudizio sulla condizione psichica del suo assistito: nella prima fase dell’inchiesta, una perizia disposta dal Gip aveva escluso che fosse in grado di intendere e di volere.Un servizio completo di Fabio Geraci sull'edizione di Palermo del Giornale di Sicilia in edicola oggi












