“Mi chiamo Giovanni Barreca. Ho ucciso tutta la mia famiglia, venite a prendermi”. Dall’altro capo del telefono il carabiniere trasale. “Vi aspetto a Casteldaccia”, dice il muratore 56enne prima di riagganciare. È l’epilogo della storia costata la vita ad Antonella Salamone e ai suoi due figli Kevin, appena 16enne, ed Emanuel, di soli 5 anni, assassinati dopo essere stati torturati da Barreca e dai suoi complici: Sabrina Fina e Massimo Carandente, durante un folle rito di liberazione dal demonio.
Processati per strage, tutti e tre sono stati condannati all’ergastolo dalla corte d’assise di Palermo. Per Barreca il pm aveva chiesto 30 anni ritenendolo semi-infermo di mente. Le sevizie, durate giorni, e gli omicidi vennero commessi nella villetta di Barreca ad Altavilla Milicia, paese costiero a 30 chilometri da Palermo.
Preso in consegna il muratore, i militari andarono nella casa. Raccapricciante la scena che si trovarono davanti. A terra i cadaveri dei ragazzini. La terzogenita, 17enne, Miriam, era seduta sul letto in una stanza, sotto choc. Giorni dopo ammise di aver assistito ai delitti: processata separatamente davanti al tribunale dei minori, ha avuto 12 anni e 8 mesi in primo grado, mentre in appello è stata assolta perché dichiarata incapace di intendere e volere.











