Sette controlli su dieci nella ristorazione piemontese fanno emergere irregolarità. È il dato che fa da sfondo al caso Meat To, il ristorante di via Boucheron, a due passi da piazza Statuto, dove due dipendenti orginari del Bangladesh denunciano di aver lavorato fino a 55 ore alla settimana pur avendo un contratto part-time da 20 ore. Una vertenza che ora potrebbe approdare all’Ispettorato del lavoro e allo Spresal con due esposti annunciati dalla Flaica Cub Torino. Meat To è un ristorante con una struttura societaria ridotta: capitale sociale da 10 mila euro e proprietà divisa tra due soci di origine cinese, Hu Jiang (80%) e Wu Shanshan (20%). Una realtà che, secondo gli ultimi dati disponibili, impiega 18 lavoratori, tutti inquadrati come operai, con una forte prevalenza di contratti part-time. Un protesta che va avanti da giorni È in questo contesto che si inserisce la protesta esplosa da qualche giorno davanti al locale, che si sta ripetendo praticamente ogni sera con presidi e momenti di mobilitazione che riportano i lavoratori davanti all’ingresso del ristorante. In alcune giornate la presenza è continuata anche a fine servizio, con piccoli gruppi che si alternano davanti alla porta. Due dipendenti hanno incrociato le braccia davanti al locale, sostenuti da una quarantina di persone tra sindacalisti, operatori dell’accoglienza e semplici cittadini. “Non è un caso singolo” Secondo quanto denunciato dalla Cub, i dipendenti sarebbero stati assunti con un contratto da 20 ore settimanali ma avrebbero lavorato quasi 55 ore su sette giorni, percependo circa quattro euro l’ora. Uno dei lavoratori riassume così la situazione: «Ci trattano come schiavi». Perché definiscono “inaccettabile” lo stipendio «Non chiediamo la luna – dice Alex Ammendolia della Cub –. Chiediamo un contratto regolare, il pagamento di tutte le ore lavorate, un giorno di riposo e che non ci siano ritorsioni verso chi si organizza sindacalmente». Il sindacato annuncia che il presidio prosegue: «Torneremo tutti i venerdì e i sabato e chiederemo ai clienti di non entrare finché ai lavoratori non sarà garantito un contratto full time». La Cub insiste sul fatto che non si tratti di un caso isolato. «Da settimane denunciamo lavoro senza sosta, sette giorni su sette senza riposo e salari intorno ai quattro euro l’ora», afferma. «Quando alcuni lavoratori decidono di organizzarsi sindacalmente si trovano prima davanti a un licenziamento e poi a una drastica riduzione delle ore». Cosa chiedono i sindacati Ora la vertenza si sposta sul piano istituzionale. «Stiamo preparando una segnalazione all’Ispettorato del lavoro per lavoro nero, straordinari non pagati e mancato riposo», spiega Stefano Capello, coordinatore della Flaica Cub Torino. «E una seconda allo Spresal per la mancanza di uno spogliatoio. Nessuna istituzione ha ancora fatto il primo passo per approfondire la vicenda». Quali sono le principali irregolarità in Piemonte Il caso Meat To si inserisce in un comparto che i dati dell’Ispettorato nazionale del lavoro fotografano come ad alta incidenza di irregolarità: in Piemonte, nel 2025, su 5.991 ispezioni, 3.817 hanno rilevato irregolarità (63,7%). Nel terziario il dato è 64,1%, mentre nella ristorazione circa il 70% delle ispezioni ha fatto emergere criticità. Si tratta, va specificato, di dati riferiti alle aziende controllate, quindi a soggetti già selezionati per rischio o segnalazione, non all’intero settore. Per la Cub il caso non è isolato. «Gli altri hanno paura – conclude Capello –. Solo tra i lavoratori bangladesi seguiamo oltre 70 persone in condizioni simili».