L’ultima frontiera dello sfruttamento schiaccia i lavoratori dentro un panino.

Settanta ore a settimana per 900 euro lorde, con finto contratto part time, per preparare kebab o sushi sette giorni su sette.

Non c’è domenica che tenga, e persino le pause assomigliano a uno stato di libertà vigilata.

«Quando alcuni lavoratori sono venuti da noi a denunciare – spiega Paola Redondi, della segreteria Cgil di Bergamo –, i loro smartphone squillavano in continuazione.

Rispondevano e si sentivano chiedere: dove sei?