Un vuoto enorme. E’ quello che ha lasciato – a tre anni e mezzo della sua prematura scomparsa – il dottor Angelo Nuti, per molti semplicemente e affettuosamente ‘Angelino’. Un vuoto gigantesco non solo nella sua famiglia ma anche nella sanità versiliese perché non è facile trovare un professionista così stimato, quasi venerato dai suoi pazienti. Angelo Nuti non solo era un neurologo molto preparato, ma aveva quell’empatia a pelle, rassicurante per ogni paziente. "Sono in buone mani, questo medico – pensava chiunque – sa quello che fa e quello che dice". Il dottor Angelo Nuti negli anni in cui ha lavorato prima al ‘Tabarracci’ e poi al ‘Versilia’ nel reparto di neurologia – dove è stato , per molto tempo a contatto con un luminare come il professor Ubaldo Bonuccelli – ha saputo creare un sistema di lavoro e di contatti, di interscambi disciplinari, di profonda intesa con i pazienti, soprattutto con i più anziani che spesso hanno più bisogno di una parola di conforto che della prescrizione dei farmaci.
La storia recente della sanità versiliese ci ricorda che si deve proprio al dottor Angelo Nuti la creazione di un ambulatorio – “sia benedetto quel giorno”, sostengono ancora oggi molti pazienti che l’hanno frequentato – riservato esclusivamente a chi soffre di mal di testa. Ovvero quando le cefalee diventano un tarlo quotidiano con il quale è difficile convivere. Mai scelta fu più apprezzata perché il dottor Nuti riuscì davvero, con metodo e sensibilità, a trovare molte soluzioni vincenti. Senza dimenticare la sua pazienza, quell’attenzione particolare fatte di sguardi ma anche di semplici battute quanto davanti a lui si presentavano donne e uomini di una certa età che avvertivano i primi segni che "qualcosa non va, caro dottore: mi aiuti lei…". Segnali di malattie di natura neurologica, contro le quali anche il semplice approccio, quel distillare fiducia nella scienza, poteva trasformarsi in un’iniezione di fiducia per i giorni e i mesi successivi. Il dottor Angelo Nuti è riuscito in questo con molti pazienti e non è cosa da poco quando certe malattie cominciano a prendere il sopravvento. Ricordarlo oggi con queste poche righe è un doveroso omaggio a una persona che fin dal primo giorno in cui – da giovane dottore – ha indossato il camice, tenendo fede al giuramento di Ippocrate.







