Lo storico britannico Arnold Toynbee affermò nel 1952 nelle sue lezioni alla BBC che, proprio come il cristianesimo si era affermato come una nuova religione nel momento della crisi dell’Impero Romano, così il socialismo avrebbe conquistato l’Europa in maniera pacifica. Toynbee declinava in maniera più rigorosamente storicista la riflessione di Splenger; rimaneva però prigioniero di una prospettiva unilaterale, potremmo dire troppo unilaterale, sul socialismo come sul cristianesimo medievale. L’idea di un millennio tutto cristiano, che pure alimentò la tradizione italiana con le idee di Buonaiuti e di Morghen, è da considerarsi una visione condivisa anche nelle idee popolari: con la legislazione di Costantino, i conti con la religione degli antichi dèi romani sembrerebbero chiusi; la riforma gregoriana dell’XI secolo darà a questa rivoluzione «dall’alto» un aspetto istituzionalizzato e totalizzante, facendo coincidere Chiesa, salvezza e società.
Il libro di Francesco Borri – medievista attivo a Venezia e specialista di Longobardi – Il regno degli dèi Il paganesimo nell’Europa medievale (300-1200), (Carocci editore «Frecce», pp. 456, euro 42,00) non è mosso da un intento polemico, ma racconta una storia diversa. Sembra una storia religiosa del medioevo, ma a difficoltà si troverebbero le date, e i personaggi classici di questa storia: dall’editto di Tessalonica all’elezione di Gregorio VII nel 1073 alla morte di San Francesco nel 1226. Il libro termina la sua cavalcata con la frase: «Gli dèi sono tornati» (p. 299). Partendo da un’interrogazione ancorata al presente, dai temi sviluppati nell’Heavy Metal del gruppo Bathory oppure nella saga della Marvel dedicata a Thor (e al suo martello), Borri turba con discrezione quella visione unitaria della storia religiosa medievale accumulando storie e dati.







