C’è l'orgoglio di essere il presidente del circolo che ha lanciato la sfida al defender, Team New Zealand, ma anche la responsabilità, le preoccupazioni, la certezza che i tempi sono strettissimi. Roberto Mottola di Amato un anno fa stringeva la mano a Max Sirena. Il Circolo del Remo e della Vela Italia sfidava, Luna Rossa è il suo campione. Venerdì e sabato i due AC40 all’ombra del Vesuvio. È cominciata la coppa? «Come presidente del circolo sfidante vedere in sala Giunta, con il sindaco, schierato il team di Luna Rossa è stato emozionante».

Come è andata la giornata? «Già dall’ingresso del Palazzo si respirava un’atmosfera particolare. Quando sono arrivati i due pulmini con i ragazzi, sono scesi e si è creato subito qualcosa di speciale. Io guardavo la gente che osservava il team. Cose che dalle nostre parti vediamo solo per le squadre di calcio. Sta crescendo sempre di più la curiosità, la voglia di capire, di scoprire che cosa sarà davvero la Coppa America. C’è ancora poca informazione e per la maggior parte delle persone, è ancora tutto da scoprire». Vedere Luna Rossa in acqua cosa rappresenta? «È qualcosa di straordinario. Venerdì molti dei nostri soci, quando si è diffusa la notizia, sono usciti in barca per ammirarli e credo che anche per loro sia bello poter vivere e allenarsi in un contesto come questo, con uno scenario unico come quello di Napoli». Da napoletano cosa la preoccupa? «Tutta questa atmosfera e queste emozioni sono bellissime, ma non dobbiamo perdere di vista quelli che sono i problemi reali della città. Ne parlavo anche ieri mattina con il Sindaco: è facile lasciarsi trascinare dall’entusiasmo della Coppa America, però poi restano le questioni della viabilità, delle strade, della sicurezza». Partiamo dalla sicurezza «Pensiamo a quanto accaduto a Montesanto oppure alle notizie che ogni tanto si sentono in città. Non sono accettabili né ora, né tantomeno quando gli occhi del mondo saranno puntati addosso». Il sindaco cosa le ha risposto? «Ha detto che arriverà anche il ministro e che ci sarà un rafforzamento dei controlli». Poi? «C’è il tema dei lavori pubblici. Lo dico da semplice cittadino, non da esperto: faccio fatica a capire perché tutto proceda con una lentezza esasperante. Si apre un cantiere e poi sembra che tutto si fermi. Non si vedono operai, non ci sono tempi certi, non si capisce quando un’opera sarà completata. È un problema che va oltre la singola amministrazione. Servirebbero regole che impongano tempi precisi e il loro rispetto. Basta pensare a via Partenope, con cantieri che restano fermi per mesi, o ad altre strade bloccate da anni senza che si veda qualcuno al lavoro». Arriveremo preparati? «Alla fine sì, come abbiamo sempre fatto ma eravamo già in ritardo il giorno dell’annuncio il 15 maggio del 2025, prima della partenza della nostra Tre Golfi, Figuriamoci ora». Quale sarà il ruolo dei circoli? «Ogni circolo può dare un contributo concreto mettendo a disposizione strutture, competenze e supporto logistico alle squadre. Ad Auckland, Valencia o Barcellona, i circoli erano certamente coinvolti, ma spesso restavano separati dal cuore dell’evento. A Napoli, invece, sarà tutto molto più integrato con la città. Ed è proprio qui che i circoli possono fare la differenza: offrire assistenza, accoglienza e diventare un punto di riferimento per le squadre». Come spiegare ora la Coppa ai napoletani? «Napoli deve prepararsi per tempo a un evento che porterà in città una presenza internazionale molto forte. I napoletani devono diventare parte attiva del cambiamento, non semplici osservatori. Serve un impegno collettivo della città, non solo istituzionale ma diffuso tra i cittadini. Questo significa soprattutto cura del contesto urbano: mantenere la città più pulita, ordinata e decorosa. Abbiamo la necessità di intervenire con decisione contro situazioni di degrado e illegalità, perché questa è una sfida non solo della città ma dell’intero Paese Italia».