C'è una Campania che continua a convivere con profonde fragilità sociali, ma che allo stesso tempo sta cambiando velocemente. A raccontarlo è il nuovo dossier Istat sui Neet, giovani che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in alcun percorso di istruzione o formazione. I numeri fotografano una delle inversioni di tendenza più significative degli ultimi anni: tra il 2023 e il 2025 la regione ha ridotto di oltre cinquantaduemila unità il numero dei Neet tra i 15 e i 29 anni, passando da 256.461 a 203.537 giovani, con una flessione del 20,6%. È un miglioramento che attraversa tutte le principali fasce d'età considerate dall'Istat. Tra i 15 e i 24 anni i Neet diminuiscono da 137.911 nel 2023 a 122.706 nel 2024, fino a 100.847 nel 2025. Ancora più ampia la riduzione nella fascia 15-34 anni, che scende da 402.451 giovani a 372.897 e quindi a 332.883 nell'ultimo anno osservato. Parallelamente cala anche l'incidenza percentuale del fenomeno: tra i giovani di 15-24 anni il tasso passa dal 21,8% del 2023 al 19,4% del 2024 fino al 16% del 2025, con un recupero di quasi 6 punti percentuali in appena due anni.
I dati Il dato assume particolare rilievo perché arriva dopo anni nei quali la Campania rappresentava uno dei simboli della difficoltà di collegare scuola e mercato del lavoro. Il fenomeno non è certamente scomparso e la regione continua a detenere il primato nazionale per numero assoluto di Neet, davanti a Sicilia (172.992), Puglia (115.070) e Calabria (58.932). Anche il confronto con il Mezzogiorno conferma il miglioramento. Nel Sud i Neet tra 15 e 29 anni diminuiscono da 773.593 nel 2023 a 729.125 nel 2024 fino a 625.823 nel 2025.Mazzucchi nuovo rettore della Federico II, cori da stadio, brindisi e stelle filanti: la festa inizia nella facoltà di LettereParallelamente si riducono i giovani disoccupati, che passano da 277.120 a 214.747, e gli inattivi, scesi da quasi mezzo milione, 496.473, agli attuali 411.076. Cala inoltre il numero delle cosiddette forze di lavoro potenziali e dei giovani che non cercano occupazione e non sono immediatamente disponibili a lavorare, ulteriore indicatore di un progressivo riavvicinamento dei ragazzi ai percorsi formativi e occupazionali. Anche il quadro nazionale va nella stessa direzione. In Italia i Neet tra 15 e 29 anni scendono da 1.405.032 nel 2023 a 1.337.456 nel 2024 fino a 1.178.418 nel 2025. La Campania continua quindi ad avere un peso rilevante sul totale nazionale, ma il ritmo della riduzione registrato negli ultimi due anni è tra i più significativi dell'intero Paese. L’istruzione Dietro questi numeri emergono trasformazioni che stanno interessando il sistema dell'istruzione regionale. Negli ultimi anni è aumentata l'attenzione verso l'orientamento, percorsi per le competenze trasversali, gli Its Academy e soprattutto verso la filiera tecnico-professionale, oggi rafforzata dal 4+2. L'obiettivo è rendere sempre più diretto il collegamento tra formazione e occupazione, riducendo i tempi di ingresso dei giovani nel mercato del lavoro. Una conferma arriva anche dalla Fondazione Agnelli, che ha analizzato gli esiti occupazionali dei diplomati di luglio 2025 degli istituti tecnici e professionali dell'area metropolitana di Napoli. I risultati mostrano una crescente capacità della scuola tecnica di accompagnare gli studenti verso un impiego stabile già nei primi anni dopo il diploma. Tra gli istituti tecnici tecnologici spicca il Galileo Ferraris di Napoli, che registra circa 75 occupati su 260 diplomati, seguono Barsanti di Pomigliano d'Arco con circa 58 occupati su 160 diplomati e Galvani di Giugliano, che raggiunge circa 62 occupati su 195 diplomati. Positivi anche i risultati del Marie Curie di Napoli con circa 36 occupati e del Majorana di Somma Vesuviana con circa 31. Particolarmente interessante è il caso del Medi di San Giorgio a Cremano, dove circa 52 diplomati risultano occupati ma anche iscritti all'Università. Anche negli Istituti professionali il collegamento con il mondo produttivo appare sempre più solido, soprattutto nei servizi. Il Cavalcanti di Napoli registra circa 62 occupati su 214 diplomati, seguito dal Ferraioli con circa 42 occupati su 130 e Lorenzo de' Medici di Ottaviano con circa 55 occupati su 177 diplomati.








