di
Rakbir Hasan*
La regola del fuorigioco non è nata per misurare le posizioni al millimetro, ma per impedire un vantaggio sleale. Ma se nessun occhio umano può percepire un tocco, chi esattamente ha subito un torto?
Il pallone supera del tutto la linea ed entra nella porta, gonfia la rete. Lo stadio esplode. I giocatori croati si abbracciano e poi, tutti insieme, per un riflesso ormai condizionato, girano la testa verso l'arbitro. Il boato si mitiga, trattiene il fiato. Tre minuti davanti a un monitor. Linee colorate su un fotogramma. Un tocco che nessuno, in campo o sugli spalti, ha percepito. Gol annullato.
Portogallo-Croazia non è interessante per stabilire se il Var abbia funzionato bene o male. È interessante perché fotografa qualcosa che è già successo a tutti noi, ogni domenica, senza che ce ne accorgessimo: il gol ha cambiato natura. Non è più un fatto concreto. È un'ipotesi in attesa di convalida. E questo, prima ancora che un problema regolamentare, è un problema di sguardo. Perché il modo in cui guardiamo il calcio finisce inevitabilmente per cambiare il calcio stesso.











