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Caro Direttore, per capire l’ultima crociata sinistra sulla «politica fuori dalla Rai» (vien da sorridere a ripensare ai decenni di lottizzazione del Pci-Pds-Ds) serve soffermarsi sui dettagli. E il primo ci riporta al male politico-mediatico-sindacale che lavora senza sosta per azzoppare o controllare chi sta in sella al cavallo di viale Mazzini. Se per dirla con Palamara per colpire un ministro o un assessore comunale bastano un pubblico ministero, un ufficiale di polizia giudiziaria e un giornalista, per combattere tele Meloni occorre la solita trimurti: uno o più partiti di sinistra, uno o più sindacati di sinistra(Usigrai e la Fnsi) uno o più giornali e giornalisti di sinistra (vedi Repubblica e Domani).

Succede così, che ogni volta che c’è da portare un affondo alla Rai di centrodestra, i tentacoli della Trimurti inizino ad agitarsi in perfetta sincronia, seguendo regole non scritte ma collaudate in anni di reciproca collaborazione (quanto è lunga la lista di giornalisti Rai che hanno avuto uno sbocco in politica). E dunque l’attacco alla «Rai fascista» lo porta una volta il sindacato con comunicati e take d’agenzia, e gli altri poi gli vanno dietro con altre veline e soffiate ai siti dei giornali. Un’altra, per dire, parte il Pd e l’allegra compagnia di giro corre ad alimentare la grancassa seguendo le stesse direttrici.