Alla destra la vicenda dell’attentato a Sigfrido Ranucci torna comoda come volano per accelerare ulteriormente sull’occupazione del servizio pubblico attraverso la riforma. Ma la strategia complessiva della destra sulla Rai si intreccia con ritorsioni personali. Protagonista degli attacchi più forti al programma del conduttore che si è visto esplodere una bomba sotto casa è il ministro delle Imprese Adolfo Urso. A più riprese oggetto delle inchieste di Report, che vanno da approfondimenti sul 5G alla presunta appartenenza del ministro alla Massoneria, Urso ha colto al balzo la palla dell’amicizia ostentata e mai smentita dai due protagonisti tra Ranucci e Valter Lavitola, indicato dagli inquirenti come mandante dell’attentato.

In settimana l’inquilino del ministero di via Veneto, che è anche interlocutore della Rai nel contratto di servizio per la fornitura del servizio pubblico, ha già scritto a Giampaolo Rossi per incoraggiare l’amministratore delegato della tv pubblica a indire un audit sui comportamenti del conduttore. Giovedì ha rincarato la dose, rivolgendosi stavolta ai presidenti di Camera e Senato per spingerli ad accelerare le pratiche per la ripresa dei lavori in commissione Vigilanza Rai dopo le dimissioni in blocco prima della sinistra, poi della destra.