Il Riformista ha incontrato i titolari di uno degli studi legali più noti di Roma, specializzato nelle questioni Rai. Ne emerge un quadro che va oltre la vicenda personale di Sigfrido Ranucci: le condotte contestate al giornalista chiamano in causa la responsabilità della concessionaria del servizio pubblico, i suoi obblighi di trasparenza e il rispetto del Contratto di servizio Rai-Mimit. La vicenda non riguarda soltanto i rapporti con Valter Lavitola, ma la credibilità dell’intera Rai. Viale Mazzini ha avviato verifiche interne e attivato la Commissione per il Codice Etico, richiamando per il giornalismo investigativo imparzialità, indipendenza, accuratezza, verifica e corretta gestione delle fonti.
La Rai non è una televisione privata
La Rai è una società per azioni, ma opera come concessionaria del servizio pubblico ed è sottoposta a una disciplina speciale. Per la Cassazione conta l’attività concretamente svolta, non la veste privatistica. L’articolo 358 del Codice penale definisce incaricato di pubblico servizio chi presta, a qualunque titolo, un pubblico servizio. La Cassazione, con la sentenza n. 6405 del 17 febbraio 2016, ha stabilito che il direttore di un Tg Rai riveste tale qualifica per la «indubbia connotazione pubblicistica» dell’informazione radiotelevisiva. È il criterio oggettivo-funzionale: anche un’attività svolta attraverso un organismo formalmente privato può avere natura pubblicistica quando realizza una finalità di interesse generale. La natura privatistica del rapporto non cancella la responsabilità del servizio pubblico.







