La tempesta giudiziaria che si è abbattuta su un’aliquota dell’amministrazione Zaccaro sta mettendo in subbuglio la vita municipale. È imprescindibile ribadirlo: le vicende giudiziarie restano solo processi fino al terzo grado di giudizio, pertanto è opportuno astenersi dal commentare quanto sin qui accaduto, che pure mette molta carne al fuoco. Massafra si divide tra garantisti e giustizialisti: c’è chi sostiene che le vicende personali non debbano coinvolgere l’intera amministrazione e chi, invece, ritiene la questione morale un rilievo ineludibile per il responsabile della cosa pubblica. Un tempo la politica si sconvolgeva al primo sospetto, oggi, al contrario, il costume nazionale è più indulgente. In questo quadro, ci si domanda perché le ipotesi di voto di scambio, tentata estorsione, elezione illegittima e reato fiscale debbano suscitare uno scalpore tale da travolgere l’esperienza amministrativa di una sindaca che ha inaugurato il suo percorso con lo slogan «da qui si parte». La domanda dei cittadini è d’obbligo: verso quale direzione? Lei rimane silente, e altrettanto assordante è il silenzio di liste e consiglieri comunali, che si schermiscono dietro la prima cittadina per il timore di nuove rivelazioni da parte di chi, non essendo di primo pelo, è avvezzo a scovare i vizi nascosti della politica locale.