Il caso degli audio tra Sangiuliano e la moglie. Stessa vicenda, due letture opposte
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Il diritto alla privacy a geometria variabile. È di ieri la notizia della citazione in giudizio di Maria Rosaria Boccia e del giornalista Carlo Tarallo per la presunta diffusione illecita delle conversazioni tra Gennaro Sangiuliano e la moglie Federica Corsini.La citazione in giudizio di natura penale è stata disposta dalla Procura di Roma. Gli avvocati dell'imprenditrice campana hanno accolto la novità con stupore. Da un punto di vista giuridico, qualche sorpresa in effetti c'è. Soltanto a gennaio scorso, del resto, il Tribunale di Roma aveva annullato la sanzione di 150mila euro comminata dal Garante della Privacy a Report per aver divulgato l'audio tra l'ex ministro e la coniuge. E le valutazioni, due, sul rapporto tra interesse pubblico e privacy sono state a dir poco diverse. La Procura della Capitale ha citato in giudizio la Boccia perché avrebbe "imposto a Sangiuliano di tenere aperta la conversazione telefonica con lei mentre parlava con la moglie". Una dinamica che - si presume - sia valsa anche per la registrazione mandata in onda da Sigfrido Ranucci e dal suo Report. Peccato però che nel caso della multa comminata dal Garante della Privacy alla trasmissione di Rai3, il Tribunale a inizio anno abbia contestato tanto la "legittimità" quanto "l'interesse pubblico". Insomma, a seconda della toga che decide, la diffusione di passaggi, anche pesanti, di vita privata, può essere interpretata o come un regolare esercizio del diritto di cronaca o come una violazione del diritto alla privacy. E la confusione, così, diventa massima.Quando il Tribunale di Roma aveva annullato la multa a Report, Ranucci si era lasciato andare a un'esultanza via social. Il conduttore si era affrettato a cantare "vittoria", sottolineando come il Garante avesse "sbagliato" nei "contenuti" e "nella forma". Ma il giornalista, in qualche modo, viene chiamato in causa pure in relazione alla citazione in giudizio della Boccia. Nella nota diffusa dagli avvocati della pompeiana, infatti, è nascosto un dettaglio curioso: "I frammenti diffusi nell'intervista presentavano il logo di una trasmissione televisiva (nella fattispecie Report) e di conseguenza erano all'epoca dei fatti reperibili in rete", si legge. Gli audio di Anteprima24, la testata per cui lavora Tarallo, avrebbero avuto il bollino di Report. La trasmissione di Rai3 e il suo conduttore sono usciti immacolati dall'"affaire Boccia", mentre a Tarallo e alla Boccia vengono contestate presunte "interferenze illecite nella vita privata". Certo, il centrodestra ha già avuto modo di rimarcare come ad annullare la sanzione a Report sia stato il giudice Corrado Bile, che scrive sulla rivista di Magistratura Democratica e che ha condannato il Viminale a risarcire con 700euro al giorno a un cittadino algerino, 50enne e pluricondannato, che era stato trasferito nei Cpr in Albania. Ma l'eventuale politicizzazione delle sentenze di certa magistratura non cancella il caos derivante da due interpretazioni così difformi.












