Maria Rosaria Boccia e il giornalista Carlo Tarallo andranno a processo il prossimo 3 dicembre 2026 con l’accusa di interferenze illecite nella vita privata. Al centro dell’inchiesta, la diffusione non autorizzata dei dialoghi confidenziali tra l’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e la moglie.
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La vicenda legata alle dimissioni dell'ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano entra nella fase processuale. La Procura di Roma ha disposto la citazione diretta a giudizio per Maria Rosaria Boccia e per il giornalista Carlo Tarallo, contestando a entrambi il reato di interferenze illecite nella vita privata in concorso. Il processo si aprirà il prossimo 3 dicembre 2026 davanti al Tribunale capitolino per l'udienza predibattimentale.
Le accuse della Procura e la gestione della telefonata L'indagine riguarda la divulgazione di alcuni spezzoni di una registrazione effettuata all'interno delle mura domestiche della famiglia Sangiuliano. Nel colloquio, l'allora ministro riferiva alla moglie Federica Corsini la sua relazione extraconiugale con Boccia. Secondo la ricostruzione dei magistrati, l'imprenditrice avrebbe ottenuto il file audio costringendo Sangiuliano a mantenere attiva la telefonata con lei proprio mentre l'uomo si trovava a parlare con la consorte. Per impedire che la linea venisse interrotta, l'imputata avrebbe minacciato l'ex ministro di raggiungere direttamente l'abitazione della coppia. La diffusione online e la posizione della difesa Il materiale audio è stato successivamente reso pubblico il 26 agosto, apparendo sia sui profili Facebook e Instagram della testata Anteprima24, circostanza che vede coinvolto il giornalista, sia sul sito internet personale di Boccia. La stessa vicenda aveva già toccato altri operatori dell'informazione lo scorso aprile, quando il Tribunale di Roma ha archiviato le posizioni dei giornalisti del programma Report, ritenuti all'oscuro della provenienza illecita della registrazione. Dal canto suo, Boccia ha sempre respinto questa ricostruzione dei fatti, affermando che la raccolta e l'uso di quei file audio erano stati esplicitamente autorizzati dallo stesso Sangiuliano.











