di
Enea Conti
Tra gli indagati dirigenti e funzionari comunali, regionali e della Protezione civile, oltre a tecnici progettisti e amministratori di ditte coinvolte nelle opere. Nel mirino la mancata realizzazione delle casse di espansione sul fiume Senio
La Procura di Ravenna ha chiuso le indagini sulle drammatiche esondazioni che tra il maggio del 2023 e il settembre del 2024 hanno colpito la Romagna allagando Faenza e il bacino del Senio. Sono 14 le persone iscritte al registro degli indagati: vengono contestati in cooperazione colposa tra loro le ipotesi di disastro colposo e reato di pericolo. Gli indagati sono tutti dirigenti e funzionari comunali, funzionari e dirigenti regionali della Protezione Civile, tecnici progettisti e amministratori di ditte coinvolte nelle opere. Le alluvioni finite sotto esame sono tutte quelle che hanno devastato i territori coinvolti: in particolare Faenza (con la ripetuta inondazione di Borgo Durbecco) il 2 e il 3 maggio e il 16 e il 17 maggio del 2023 e ancora Faenza il 18 settembre del 2024 e nei comuni valle ovvero Castel Bolognese, e Solarolo, Cotignola e Bagnacavallo.
Le casse di espansioneIn sintesi secondo il pm Francesco Coco e il procuratore di Ravenna Daniele Barberini gli indagati non avrebbero fatto nulla per impedire che le alluvioni avvenissero nelle zone finite sotto esame. Le negligenze sarebbero inserite «in una lunghissima e perdurante catena di inefficienze burocratiche e omissioni». Il nodo centrale delle accuse riguarda la mancata realizzazione del sistema di casse di espansione sul fiume Senio, un'opera classificata come strategica ai fini della tutela del territorio fin dal 2005. La sfilza di «carenze e mancanze», tuttavia, è parecchio lunga. La ricostruzione della Procura è stata supportata dagli esiti di specifiche consulenze tecniche affidate a docenti del Politecnico di Milano.










