La Procura di Ravenna ha chiuso le indagini sulle tre esondazioni che tra maggio 2023 e settembre 2024 hanno colpito Faenza e il bacino del Senio, accusando 14 dirigenti e funzionari comunali, regionali e della Protezione civile, tecnici progettisti e amministratori di ditte coinvolte nelle opere.
Il fascicolo, per disastro colposo e reato di pericolo è dei pm Daniele Barberini e Francesco Coco: secondo la ricostruzione di Procura e carabinieri, supportati da consulenze tecniche, gli indagati avrebbero provocato o non impedito le alluvioni con una "lunghissima e perdurante catena di negligenze, inefficienze burocratiche e omissioni".
Il nodo centrale delle accuse mosse dalla Procura di Ravenna riguarda la mancata realizzazione del sistema di casse di espansione sul fiume Senio, un'opera classificata come strategica ai fini della tutela del territorio fin dal 2005. Sono contestate, inoltre, gravi carenze in fase di progettazione, irregolarità urbanistiche e amministrative locali che avrebbero rallentato la fase di realizzazione degli interventi, inadempienze esecutive da parte delle ditte incaricate per le attività estrattive, omissioni e paralisi istituzionale che avrebbero impedito di utilizzare oltre 10 milioni di euro di fondi statali disponibili, mancata messa in sicurezza post-emergenza in quanto non sarebbero state adottate le necessarie misure di somma urgenza anche a seguito dei primi drammatici eventi del maggio 2023, disperdendo, in ipotesi di accusa, risorse pubbliche in nuovi incarichi e in opere di ripristino, rivelatesi del tutto inidonee a fronteggiare le successive criticità idrauliche.









