Bologna, 3 luglio 2026 – Dopo che la Procura di Ravenna ha notificato la chiusura delle indagini preliminari a 14 indagati, in merito all’inchiesta sulle alluvioni che nel 2023 e nel 2024 (in particolare le tre esondazioni che tra maggio 2023 e settembre 2024 hanno colpito Faenza e il bacino del Senio) hanno sconvolto la Romagna, arrivano oggi i primi commenti politici a riguardo.
Secondo le indagini c’erano più di 15 milioni di euro disponibili per realizzare opere destinate a ridurre il rischio di esondazioni, ma sarebbero rimasti inutilizzati per anni. Nel frattempo i progetti si fermavano, gli espropri accumulavano ritardi, i cantieri non partivano e le casse di espansione considerate decisive per la sicurezza del territorio restavano incompiute. Una delle foto simbolo delle alluvioni in seguito all'esondazione del Lamone (Tedioli)
Michele de Pascale: “Le Procure vanno rispettate”
"Ho profondissimo rispetto per le attività delle Procure e altrettanto rispetto per la presunzione di innocenza degli indagati che, nelle 14 persone sono tecnici della Regione e del Comune di Faenza e imprenditori privati”, ha detto il presidente dell'Emilia-Romagna, Michele de Pascale. “Quindi tra le persone indagate ci sono anche imprese che operavano su quel territorio. E noi, dal primo momento in cui mi sono insediato, stiamo lavorando ventre a terra, stiamo facendo cadere a terra una quantità di risorse che non si sono mai viste prima, né in termini di disponibilità finanziarie, né di impegno sul territorio".







