Oggi Leone XIV sarà a Lampedusa a ricordare al mondo intero le tante tragedie del mare che vedono vittime gli ultimi della terra, sulle orme del suo predecessore Francesco che scelse l’isola come meta del suo primo viaggio fuori Roma l’8 luglio 2013. Papa Prevost si mostra responsabile nei confronti del mondo intero, indica che il fenomeno delle migrazioni è il problema del millennio assieme a quello del cambiamento climatico, anzi che i due sono strettamente collegati. Segnala che nessuno ha ricette al riguardo, che politiche securitarie semplicemente non funzionano di fronte ai numeri delle migrazioni (si dovrà pur spiegare come fare le remigrazioni e quante risorse occorrono per disporre di tante forze di polizia), e che, invece, tutti - governi e popoli di questo pianeta - abbiamo da inventare soluzioni, di certo cambiare modelli di vita.
Leone XIV va dritto al problema, senza finzioni.
Non può non farsi il confronto con quanto avvenuto solo qualche giorno fa in una Svizzera abituata ad un alto tenore di vita, e che ha ospitato la manifestazione dei lefebvriani decisi - come emerge dai fatti - a costituirsi come alternativa alla Chiesa cattolica.
In un’intervista a “Repubblica” dello scorso giovedì Agostino Giovagnoli, che di professione fa lo storico, ha mostrato come l’insistenza dei lefebvriani ad ordinare nuovi vescovi non sia solo un fatto interno alla Chiesa, la quale pressoché dal suo inizio ha vissuto esperienze di divisioni e contrasti, ma un vero e proprio fatto politico, perché offre ai movimenti nazionalisti e razzisti dell’Occidente - dagli Stati Uniti all’Europa - il mito del fondamentalismo religioso, quella convinzione del “Gott mit uns”, del “Dio che sta dalla nostra parte”, che tanti danni ha provocato e continua a produrre nella storia dell’uomo.











