Dopo la Tac non si esclude un’aggressione al detenuto di Cirò Marina morto in carcere a Rossano, ancora in piedi la pista del farmaco killer
CIRÒ MARINA – Ruota anche attorno ai primi esiti della Tac total body la verità sulla morte di Cataldo De Luca, il 43enne di Cirò Marina deceduto sabato scorso nel penitenziario di Rossano. L’esame radiologico eseguito presso l’Istituto di Medicina legale dell’Università Magna Graecia di Catanzaro avrebbe rilevato la lussazione o sublussazione della zona attigua alla prima vertebra cervicale. Un trauma preciso che proietta l’inchiesta davanti a due sole e pesantissime spiegazioni. Il decesso potrebbe essere stato causato dalle conseguenze di un violento pestaggio, o comunque di una manovra di sottomissione con torsione forzata del collo, tipica delle arti marziali.
Oppure, ma questo lo chiariranno gli accertamenti tossicologici, dallo shock anafilattico fulmineo legato al farmaco sedativo iniettatogli subito dopo, non si capisce se dagli agenti penitenziari intervenuti durante una crisi di panico o dal personale sanitario.
La pista del farmaco killer sempre in piedi
Un bivio investigativo drammatico, sul quale la Procura di Castrovillari è chiamata a fare luce attraverso il rigido vaglio della scienza forense. Sono questi i nodi cruciali che il procuratore Alessandro D’Alessio e la sostituta Angela Cioffi dovranno sciogliere nelle prossime settimane. Sul tavolo restano aperti dubbi enormi sia sulla natura dei vari ematomi riscontrati sul cadavere, sia sul dosaggio e la tollerabilità di quel medicinale (presumibilmente Valium) inoculato nel corridoio della sezione detentiva per placare una crisi claustrofobica acutizzata dalla canicola estiva. Soltanto i successivi esami istologici e tossicologici affidati al medico legale Saverio Gualtieri e il test del Dna potranno stabilire con certezza scientifica quale fattore abbia determinato l’arresto cardiocircolatorio.













