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In cella, da solo. Cataldo De Luca giace esanime quando il personale di sorveglianza interviene in quell’angolo del penitenziario di Rossano. Il volto è terreo, il detenuto cirotano non respira, il polso non batte più. Il cuore s’è fermato per sempre. Sono le 20,30 di sabato: scatta l’allarme, viene informata subito la procura di Castrovillari competente per territorio. De Luca non è un recluso qualsiasi: da qualche giorno è finito sott’inchiesta per l’assassinio di un altro detenuto, Antonio Pugliese, ammazzato a calci e pugni il 7 luglio del 2024 in una cella del carcere di Siano. Il 41enne cirotano è ritenuto dalla magistratura inquirente l’esecutore materiale del crimine. La polizia penitenziaria e, soprattutto, il procuratore capo di Castrovillari, Alessandro D’Alessio, cercano di capire subito se il decesso sia una vendetta, consumata tra i silenzi e le oscure complicità che, dietro le sbarre, avvolgono certe cose.
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