La drammatica testimonianza della sorella di De Luca: «La morte di mio fratello nel carcere di Rossano subito dopo un’iniezione».

CIRÒ MARINA – Un’iniezione sedativa praticata nel corridoio del carcere per frenare un attacco di panico, poi il decesso improvviso. È attorno al sospetto di una puntura fatale che ruota il giallo della morte di Cataldo De Luca, il detenuto originario di Cirò Marina morto sabato scorso nel penitenziario di Rossano a pochissimi giorni di distanza dalla notifica di una pesante ordinanza di custodia cautelare, che lo indicava come l’esecutore materiale dell’omicidio di Antonio Pugliese, commesso il 7 luglio 2024 nella cella numero 219 del carcere di Catanzaro.

Il retroscena emerge dalla drammatica testimonianza di Vittoria De Luca, la sorella maggiore del detenuto, che rompe il silenzio e lancia accuse pesantissime che poggiano sul racconto corale e disperato filtrato direttamente dall’interno della sezione detentiva. «Non è vero che lo hanno trovato morto in cella. Mio fratello è uscito vivo da lì. Lo hanno ucciso, è un altro caso Cucchi».

«Era in panico, bastava calmarlo»

Secondo quanto riferito alla donna dalle telefonate di mogli, madri e fidanzate degli altri reclusi, che da ore stanno contattando la famiglia De Luca riportando la stessa versione, tutto sarebbe nato da una crisi claustrofobica dovuta alla canicola estiva. «Mio fratello era nervoso, in stato di shock e in preda al panico per il caldo soffocante – racconta Vittoria De Luca –. Ha chiesto con insistenza di uscire per l’ora d’aria, ma il tempo era scaduto e non gli hanno aperto. Si è agitato, ha iniziato a rompere delle cose nella cella, a scivolare e a farsi male da solo, graffiandosi alla testa e alla schiena. Le mogli dei detenuti mi hanno garantito che nessuno lo stava picchiando in quel momento: voleva solo respirare, aveva bisogno d’aria».