di Alessia Calzolari
Grigliate estive, rimpatriate, cene, pranzi in terrazza: presentarsi a mani vuote non è ammesso. La bottiglia è tra i presenti più classici, ma per essere impeccabili bisogna avere alcune piccole accortezze. Ecco la spiegazione dell’esperta
«Bussare con i piedi»: si dice così in molte regioni d’Italia quando si va a trovare qualcuno a casa, che sia una cena formale o un saluto improvvisato. Il perché è presto detto. Le mani devono essere occupate da un dono per i padroni di casa, per ringraziarli della loro ospitalità. Non possono di certo bussare alla porta. La cosa più immediata da portare, soprattutto se si è invitati a pranzo o a cena? Una bella bottiglia di vino, sempre gradita. In realtà, secondo le norme del bon ton, il vino pone non pochi problemi. L’esperta di galateo Petra Carsetti ci spiega perché una bottiglia non sempre è una buona idea e quali accortezze avere, affinché sia davvero sempre un regalo gradito.
Portare il vino: quando sì e quando noLa premessa è obbligatoria: «Il vino non andrebbe mai portato a un pranzo o a una cena, a meno che non sia stato concordato con i padroni di casa» chiarisce Petra Carsetti. Il perché è presto detto: se non conosciamo menu, portate, numero di invitati, esigenze e preferenze dei commensali è facile incorrere in sviste grossolane e portare un vino rosso corposo quando verranno servite solo piatti di mare. «Sfatiamo – aggiunge l’esperta di galateo – un falso mito: non è obbligatorio servire il vino che ci è stato donato, non è maleducato» proprio perché magari non adatto al menu pensato, curato e preparato con dedizione. «Per mostrare apprezzamento potremmo, però, proporre un nuovo incontro a casa e, a quel punto, organizzare la serata proprio per valorizzare il vino che ci è stato portato e non è stato bevuto immediatamente».






