Bye bye bottiglia. Sembra il titolo di un lungometraggio anglofono per nostalgici bevitori e invece potrebbe essere il manifesto della nuova rinascita del vino nei locali che, finalmente, gira sempre più spesso, ma al calice. Nei wine bar e in molti ristoranti il gesto di stappare una bottiglia per tutta la tavolata perde quella grammatica mantenuta negli anni per prendere un’altra direzione, fatta di bicchieri che si susseguono insieme a piccoli piatti, assaggi, tapas, crudi, salumi, formaggi, insomma cambia il ritmo del tavolo e cambia anche il modo di scegliere, così che il cliente possa costruire il proprio percorso con maggiore libertà. I numeri confermano una tendenza che gli operatori osservano da tempo. Secondo una ricerca internazionale realizzata da Coravin, l’azienda statunitense fondata da Greg Lambrecht, inventore dell’omonimo sistema di mescita del vino, il 54 per cento dei clienti ordina vino al calice più spesso rispetto a due anni fa. In Italia il dato sale al 55 per cento. Anche tra i professionisti della sala la percezione è netta: il 66 per cento dei sommelier segnala un aumento delle vendite alla mescita.

L’EDITORIALE

Vino al vino: oltre il consumo, una cultura da comprendere e comunicare